Crisi, non solo per i "subprime"

 

In un precedente articolo abbiamo parlato di come la crisi abbia avuto origine nel mercato americano a causa dei cosiddetti "subprime" (i subprime sono prestiti o mutui erogati a clienti definiti “ad alto rischio” - fonte: Borsa Italiana), ma questi non sono stati l'unica causa. Facciamo un passo indietro fino agli anni Duemila.

L'inizio del nuovo millennio vide aumentare del 45% il prezzo del petrolio a causa soprattutto di una maggiore richiesta, proveniente dai paesi emergenti. L'Europa, e più in generale quella che possiamo chiamare la "zona dell'euro" introdotto nel 2001, ne risentì fortemente dato che da sempre importiamo il greggio per la produzione.

Alcuni anni dopo, nel 2004, il prezzo del petrolio arrivò a toccare i quaranta dollari al barile per superare i cento dollari nel 2008, in concomitanza all'inizio della crisi economica vera e propria con i subprime. Quindi quella che chiamiamo "crisi" e facciamo avere origine in quell'anno era già iniziata da tempo.

Purtroppo, con il costo del greggio così elevato crebbero anche i costi delle materie prime e dei prodotti di prima necessità.

Il crollo del mercato immobiliare acuì la crisi portando al crollo delle borse internazionali, alla caduta di investimenti e consumi. Alcuni dei personaggi che furono protagonisti della "bolla" negli anni si sono, come succede spesso, riciclati in altre mansioni e attività, ma le persone e gli investitori che persero case e risparmi non sono di sicuro riusciti a fare lo stesso, come chi, in Italia, ha subìto gli effetti della crisi economica.

La crisi non tardò ad arrivare in Europa e colpì in primo luogo le banche. In Inghilterra fu la Northern Rock ad avere grossi problemi, un istituto che concedeva prestiti ai clienti ben oltre le possibilità di questi di ripagarlo, arrivando fino al 125% del valore degli immobili e fino a cinque volte lo stipendio.

Una volta che il mercato immobiliare crollò e le case persero di valore, la Banca Centrale d'Inghilterra dovette salvare l'istituto con un intervento che costò centodieci miliardi di sterline.

Anche altri governi della zona dell'euro dovettero intervenire per salvare le banche della nazione e la Recessione divenne un problema reale per tutti, considerata la peggiore solo dopo quella del 1929.

La disoccupazione crebbe in modo ripido e verticale diminuendo la disponibilità di spesa delle famiglie e introducendo, nel pensiero delle persone, la paura a spendere e quindi la propensione al risparmio, anche se misero.

In pratica tutti i paesi europei ebbero un calo del PIL, con consumi sempre minori. Nel biennio 2010-2011 pare ci sia stata una ripresa di mercati e consumi, grazie soprattutto ai provvedimenti presi per arginare la crisi.

Ma la recessione continuava con il nostro paese in gravi difficoltà, come del resto anche tanti altri, tra cui la Grecia che ebbe un tracollo finanziario da cui si salvò solo per un intervento europeo di centotrenta miliardi che ne evitò l'insolvenza.

Accettando il denaro europeo però la Grecia accettò anche un controllo più stretto da parte dell'Unione.

Anche in Irlanda vi fu un problema simile e il governo della nazione fu allo stesso modo proposto un progetto di salvataggio del costo di ottantacinque miliardi di euro con piano di austerità e di contenimento del deficit imposto dalla comunità europea.

Stessa sorte per il Portogallo che dall'eurogruppo ha ottenuto ottanta miliardi di euro.

I Paesi che hanno ricevuto i prestiti e non sono stati in grado di migliorare i loro parametri sono stati declassati, ma vedremo in seguito che cosa significa.

 

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Written by: Marina Galatioto

Photo credits | en.wikipedia.org

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