Accertamento fiscale: se l’avviso è anticipato è nullo

 

Se l’avviso dell’accertamento fiscale viene emanato in anticipo, vale a dire prima dei sessanta giorni che rappresentano il termine dilatatorio stabilito per legge, l’atto impositivo è illegittimo.

Ciò vale anche nel caso in cui l’emissione anticipata non abbia comportato nessuna violazione del contraddittorio e dei diritti di difesa del contribuente. Il motivo sta nel fatto che i sessanta giorni sono il termine che servono a garantire il pieno svolgimento del contraddittorio procedimentale, nel rispetto di collaborazione e buona fede tra l’amministrazione e il contribuente.

Il termine dei sessanta giorni parte dalla data del rilascio al contribuente dell'avviso nei cui confronti sia stato effettuata un controllo, un'ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell'attività, e della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni. Non anticipare la decorrenza del termine serve a far si che la potestà impositiva venga esercitata in modo corretto ed efficace.

A decidere in tal senso con la sentenza n. 4543/2015 è stata la Corte di Cassazione che ha così respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate che aveva impugnato la precedente decisione della Commissione Tributaria della Toscana che avevo dichiarato nullo un avviso di accertamento emesso prima di sessanta giorni dalla chiusura delle indagini, senza che fosse accertata l'esistenza di reali motivi d'urgenza.

L'Agenzia delle Entrate ha provato a far valer le proprie ragioni dichiarando che l’emissione anticipata dell'accertamento non aveva provocato alcun pregiudizio al diritto di difesa della società accertata. Una motivazione questa non sufficiente però per la Cassazione che ha ribadito il fatto che sia necessaria la dimostrazione delle ragioni di urgenza che giustifichino l’anticipazione sulla decorrenza del termine, in mancanza di tale dimostrazione l’atto è sempre e comunque nullo.

La sentenza della Corte segue la stessa lunghezza d'onda di una precedente sentenza, la n.18184/2013, della Sezioni Unite, nella quale si legge: "Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell'atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l'emissione anticipata, bensì nell'effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dall’osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all'epoca di tale emissione, deve essere provata dall’Ufficio, che nel caso di specie nulla ha dedotto".

A ciò si aggiunge poi la precisazione della Corte di Cassazione medesima: "Inoltre, è stato chiarito (sentenza n. 5367 del 7 marzo 2014 che il termine dilatorio fissato, a pena di nullità in assenza di particolari ragioni di urgenza, dall’art. 12, 7° co., della 1. n. 212 del 2000 si applica, al di là del mero tenore testuale della norma (che prevede "l'avviso di accertamento"), anche all'avviso di recupero di credito di imposta".

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